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martedì 1 giugno 2010

Oggi niente musica, vi leggete le mie riflessioni a seguito di un dibattito sul blog di quell'altro espatriato la'  perche' ieri e' stata una giornata terribile. 

Il sionismo e' l'unico -ismo del Novecento che ha ottenuto un risultato che ancora adesso sta in piedi. Gia' questo causa invidia e risentimento nei fedeli, o ex fedeli, di qualcuno degli altri -ismi, che si proponevano di rigenerare gli esseri umani, dal punto di vista della razza o della classe. Israele ha creato l'ebreo nuovo, non piu' chiuso nel ghetto, non piu' umiliato dalla condizione di "ospite" e non cittadino, come dovunque era.
Non solo (spero che non si offendano i lettori che hanno parenti nei kibbutz). Il sionismo che e' al governo in Israele, dal 1977 in poi, e' il sionismo nazionalista. Gente che ha messo le bombe per cacciare gli inglesi - e ci e' riuscita. E poi ha firmato accordi di pace tra i piu' duraturi di tutta la regione, e che stanno in piedi ancora. Immaginarsi l'invidia feroce che questo suscita tra i post-sessantottardi, coetanei e spesso compagni di quelli che il terrorismo lo hanno provato, senza ottenere una fava di nulla. Qualcuno di loro si sentiva persino parte di una lotta anticoloniale ed antimperialista.
Perche', quindi, nella sinistra italiana c'e' odio contro Israele? Per invidia. Perche' Israele ha un potere che loro non riescono ad avere, quello di cambiare la storia. E quindi via con la ricerca del segreto di questo potere, e voila' ecco che ti salta fuori l'immaginario antisemita covato per generazioni, piu' o meno dai tempi di Albertario e del cattolicesimo sociale antiunitario. E sbroc sbroc la lobby ebraica, l'usurocrazia, la satanica alleanza tra i protestanti e gli ebrei - questo, e non altro, erano tutte le litanie contro i neocon che ci hanno smarronato nell'era Bush, con il Project for American Century che sembrava essere l'equivalente dei Protocolli dei Savi di Sio. 
Ci sono persone come Furio Colombo e  Lele Fiano, che fanno un lavoro degnissimo, quando cercano di convincere la sinistra italiana, o quel che ne rimane, che l'acqua bolle a cento gradi e ghiaccia a zero gradi e che il sionismo e' un movimento di sinistra. Ottengono anche importanti risultati, vedi la faccenda del fallito boicottaggio Coop. Ma il problema non e' politico, e' psicologico.
O forse psicoanalitico. All'epoca di Berlinguer c'era chi viveva il compromesso storico come il mitico abbraccio tra le masse cattoliche e comuniste - e per solito aveva il babbo comunista e la mamma cattolica. Senza scomodare Gaber: tra gli italiani, anche qua all'estero, il cattolicesimo e' roba da donne, ci sono piu' donne che si confessano che uomini. Adesso c'e' chi sogna l'abbraccio tra l'Islam (le cui donne sono riconoscibili e inaccessibili, come la mamma) e le masse di diseredati occidentali - il proletariato, o quel che ne resta. Un connubio impossibile, perche' certo il proletariato europeo non scende in piazza per il diritto delle donne islamiche a portare il burka -e ci mancherebbe. Ma si illudono di creare una unita' in nome del comune nemico. 
Il quale e', rullo di tamburi: Israele e il sionismo - nella versione caricaturale e grottesca che mette assieme terzomondisti, i perdenti della guerra fredda, i reduci dello stalinismo, e la propaganda islamista. Criminale assassino e sanguinario a prescindere, come sempre e' colui che ti sveglia dai sogni e ti riporta alla triste miseria della tua esistenza quotidiana. Ma sai che posto di sogno sarebbe il mondo, se solo si riuscisse a sconfiggerlo, questo babau cattivo ed ipocrita, che controlla i media (quel che vedi) e la finanza (quel che mangi).

domenica 11 aprile 2010

Yom ha Shoah

Oggi e' Yom ha Shoah. Niente brani nuovi. Vi riposto questo brano, con le parole tradotte.

venerdì 26 febbraio 2010

משלוח מנות

Il titolo significa piccoli doni. Dopo Shabbat c'e' Purim, e io appunto vi faccio questo piccolo regalo, come usa. Ci vediamo tra qualche giorno (si' facciamo due giorni di Purim, nu?).

domenica 24 gennaio 2010

Se non ora, quando?

"Se non io, chi al mio posto? E se non ora, quando?"  La conosciamo tutti. In Italia viene in mente Primo Levi. Invece in Israele ci ha fatto una canzone Udi Davidi, che vide a Hebron. E che come molti  ebrei che stanno da quelle parti, vorrebbe anche rimanerci - il che non vuol dire che vorrebbe cacciare qualcuno.
Ci sara' tra i lettori chi brontola, come diavolo e' possibille che da vittime si diventi carnefici, quei pazzi ossessi devono essere scomunicati o almeno boicottati, una volta gli ebrei erano piu' simpatici ed anche piu' deboli ecc. ecc.
Ma spero ci sara' tra i lettori anche chi nota che il personaggio del romanzo di Primo Levi, quello che aveva scritto una canzone con queste parole, era un partigiano uscito dalla fantasia di un romanziere, qui invece si tratta di un cantautore israeliano molto reale. E che si', vive al di la' di un confine difficile. E magari ci vorrebbe pure rimanere. Pensateci bene, voi che giudicate - vi e' mai venuta la curiosita' di ascoltare cosa hanno da dire questi fantomatici, cattivissimi, terribili coloni ?
(In caso vi venisse la curiosita', il testo viene dopo il video)




לאן שלא תלך לאן שלא תפנה אתה
תמיד תוכל לראות את כל הטוב שבבריאה
תמיד תדע לשתול
זרעים של אהבה
מסביבך

הזמן יקר כל כך והמלאכה רבה
והזרעים טמונים עמוק עמוק בתוכך
אז צא לדרכך
פזר אותם מסביבך
בעצמך

אם אין אני לי - מי לי?
וכשאני לעצמי - מה אני?
ואם לא עכשיו אי מתי?

המחרשה שבידך היא רק אמונתך
והתלמים שבשדך הם כוח בחירתך
אז רק תבחר בטוב
תדע רק לאהוב
את עולמך

ולפעמים אתה קצת מתעייף במלאכה
ומבקש שמישהו יושיט יד אל ידך
חפש בתוכך
חפש בנשמתך
זה כוחך

אם אין אני לי...

mercoledì 13 gennaio 2010

politica e religione attorno allo ים התיכון

Dopo essere vissuto in due Paesi mediterranei mi sono fatto la seguente idea. All'uomo mediterraneo medio di epoca post moderna importa poco o nulla dell'esistenza di Dio - e non dedica molto del suo tempo privato a parlarci, cioe' a pregare. E importa ancora meno delle complicazioni morali, perche' non permette mai che la religione entri nella sua camera da letto - dopo secoli in cui non la ha avuta, ora se la vuole godere, questa roba chiamata privacy. Se ha dei principi morali, quelli non c'entrano un granche' con la religione, al limite sono una questione di appartenenza politica o etnica. La famiglia viene sempre prima.
Ma nello spazio pubblico, nei riti di passaggio - la religione conta. Ecco un breve ritratto della popolazione mediterranea. Donne cattoliche che, grazie a Dio, perdono la verginita' a sedici anni - o magari prima. E poi si sposano con l'abito bianco - tardi, perche' ci va tempo per mettere da parte i soldi per la cerimonia, e se non c'e' il prete che cerimonia e'?. Ebrei che la settimana dopo il bar mitzwa ricominciano a mangiare hazir, e lasciano i tefillin in naftalina fino a che non avranno un figlio a cui li faranno indossare nel giorno del (solenne e importante e costoso) bar mitzwa, o shachrit de tefillin, come diciamo noi. E grazie a Dio ci sono anche islamici (e sono la maggioranza) che sbevazzano a casa loro e quando vanno in moschea ci arrivano all'ultimo momento, prestano poca attenzione al predicatore che gli dice di non bere, tornano a casa con gli amici e si fanno una birra. Ma alla chiusura del Ramadam son tutti li'.
Le religioni questa faccenda della cultura mediterranea postmoderna la hanno capita benissimo, cosi' rabbini, imam e preti si fanno pagare adeguatamente per sorvegliare quello spazio pubblico e rilasciare la autorizzazione secondo cui tutto e' stato fatto in regola. All'interno di ogni religione infatti e' tutta una battaglia a chi fa le cose in maniera piu' corretta e aderente alle regole e in questa battaglia ha la sua importanza anche la quantita' di gonz... cioe' di fedeli alla ricerca di abiti nuziali adeguatamente bianchi, Ramadam convenientemente solenni, e bar mitzwa piu' rigorosamente kasher, che il singolo prete, imam, o rabbino riesce a accalappiare.
Qualcuno dei predetti accalappiati si comporta di conseguenza anche in cabina elettorale. Qualcun altro no, dipende. Per quel che vedo le donne, cui una volta spettava lo spazio privato, vivono questa situazione in maniera diversa da noi uomini, cui una volta spettava lo spazio pubblico. Per quel che vedo, in Italia come in Israele, ci sono uomini che hanno votato DC o Shas, e poi si sono rotti gli zebedei, e passato un po' di tempo sono magari tornati a votare per lo stesso partito confessionale. Le donne, una volta abbandonato il partito religioso, non tornano piu' a votarlo. Quell'ordine di valori, quel progetto sociale, che le confina in casa , se lo lasciano alle spalle con piu' convinzione. E questo e' quello che davvero preoccupa i reazionari di qualsiasi clero.
(No, in UK e' diverso. Qui la gente pregava quando l'esercito era in guerra, e l'esercito per solito vinceva quelle guerre, e questo qualcosa conta, ma ci devo ancora riflettere).

Lo specchio di Ibrahim

B'derekh klal evito di scrivere: "qui in questo altro blog c'e' una cosa che dovete assolutamente vedere". Ma questa volta non ho altro da dire. Leggetevi questo post di Treppenwitz per sapere come vanno le cose in una parte piccola di un Paese piccolo che si sforza di essere normale.

sabato 26 dicembre 2009

pausa

Questo blog va a limmud. Ci vediamo quando torno.

(oh, a proposito: qui c'e' un articolo molto interessante)

venerdì 18 dicembre 2009

Dunque, questo e' un blog dedicato soprattutto alla musica di Israele, e a quegli scampoli di pop culture che ci stanno intorno. Ho avuto per tanto tempo un blog che parlava di Israele e poi ho deciso di smettere con la politica e la storia. Perche' ho scoperto che e' perfettamente inutile, che molti lettori italiani sembrano gia' sapere tutto su Israele e si sentono obbligati a spiegarlo a me. E questi lettori sono particolarmente noiosi.
Avete capito, gente che non e' mai stata in Israele vuole spiegare il mio Paese a me. E la cosa piu' divertente e' che sono convinti di dire cose originali ed interessanti, o comunque piu' interessanti di quelle che posso pensare io. Israele e’ una specie di schermo bianco su cui la gente di sinistra proietta le proprie fantasie su come potrebbe funzionare bene il socialismo (o il pacifismo) se gli ebrei non fossero cosi’ religiosi, e la gente di destra proietta le proprie fantasie su come sono cattivi gli arabi e per fortuna che gli ebrei hanno la fede che li difende.
Ora, una cosa che capita agli israeliani e’ di cambiare idea (ma va’...), anche piu’ di una volta al giorno. Mentre il commentatore medio della bloggosfera italiana ha una straordinaria, solida, surreale coerenza. Non cambia mai idea o schieramento politico. Di solito ha aperto il blog, o piu’ spesso va nei blog altrui, per raccontare che lui ha ragione. A me invece, come a decine di miei connazionali, capita di cambiare idea (si’, ho gia’ votato, una volta. No, non vi dico cosa. Si’, probabilmente la prossima volta voto un altro partito. Cazzi miei il perche’. No, non mi sono pentito. Ho detto che il perche’ sono cazzi miei).
A me scoccia non poco essere lo schermo delle fantasie altrui e la cosa piu’ imbarazzante e’ che tutte queste fantasie vengono da gente molto, molto ben intenzionata – ci sono in giro un sacco di italiani non ebrei che a quanto pare non hanno di meglio da sognare che diventare amici di qualche ebreo. O che conoscono la ricetta per portare la pace in Medio Oriente e di conseguenza (per qualche strana proprieta’ transitiva) in tutto il resto del mondo. Che poi se provi a dire che queste ricette stanno piu’ nel libro dei sogni che nella realta’, loro poverini ci rimangono male. E tu -cioe’ io- anche peggio.
Quindi, per farla breve, ho deciso di parlare di musica. Sai mai che qualcuno la’ fuori si convinca che anche gli israeliani vanno ai concerti, scaricano musica, mettono lo stereo a palla quando si fermano al semaforo e guardano la TV. A volte ho l’impressione che in pochi italiani si rendano conto di quanto Israele sia un Paese mediterraneo, eppure basterebbe guardare la carta geografica - ma la carta geografica la guardano in pochi, come e’ evidente dal continuo blaterare di terra continuamente rubata ai palestinesi, che se fosse vero Israele avrebbe gia’ raggiunto le dimensioni del Brasile.
E poi, che vi devo dire, a me la musica di Israele piace. Piu’ e’ tamarra, sfacciata, piu’ mi piace. Mi piace cantare canzonette nella lingua della Bibbia, mi piaccono i brani rap con citazioni dei Salmi, mi piace la world music fatta (letteralmente) in casa, mi piacciono persino le vecchie canzoncine ingenue ed intense che si usano per insegnare l’ebraico ai nuovi immigrati. Che poi, sempre questa dannata geografia, musica prodotta in Israele va a finire che ti capita di vedere un videoclip in Grecia, o sentirla alla radio in Egitto o persino in Libano. CD si trovano addirittura in Iran. Se vi piace, prendetelo come un indicatore di pace e dialogo. Dopotutto e’ sempre meglio ballare che fare la guerra.